Mi è capitato, in questi giorni di lockdown, di ricevere delle chiamate da persone che avevano bisogno di Shiatsu. Ovviamente, ligio alle disposizioni, non ho proposto un trattamento. Ho però potuto fare una valutazione (sho) parziale e in modalità remota con una video chiamata oltre a una bella chiacchierata inserendo concetti di coaching. Al termine ho fatto vedere a questa persona cosa avrebbe potuto fare, in particolare:

  • Punti da trattare e modalità di trattamento
  • Pratiche da seguire
  • Percorsi (meridiani) da trattare

Dopo aver mostrato queste cose ho chiesto al mio Uke (nello Shiatsu è il ricevente) di provare quanto fatto vedere e di attivare la fotocamera affinché potessi osservare alcuni aspetti tecnici quali il tipo di pressione e la perpendicolarità del tocco oltre alla precisione dei punti.

Oggi ho sentito nuovamente la persona e mi ha detto che sta molto meglio e il problema è già diminuito.

 

 

Non credo che lo Shiatsu si possa sostituire completamente con pratiche remote ma credo che, se veramente l’aspirazione di un operatore è quella di far star bene le persone, si possa trovare un modo per aiutare il prossimo. Inoltre sono sempre più convinto che l’unione di Shiatsu e Life Coaching (Shiatsu Care) sia qualcosa di veramente valido e in grado di rendere anche questa modalità di lavoro estremamente efficace.